La decima edizione 2019 • segnalato sezione inediti

Piccoli amici

Feliciano Casanova De Marco

Feliciano Casanova De Marco

Feliciano Casanova de Marco, laureatosi in Scienze per la Formazione dell'Infanzia e della Preadolescenza, successivamente consegue la Laurea Magistrale in Teorie e Metodologie dell'E-learning e della Media Education, sempre all'Università degli Studi di Padova. Attualmente è docente di scuola primaria. Nel 2015 si è classificato al primo posto al Premio di narrativa "Giuliana Pellegrini" di Gemona del Friuli (UD). Nel 2018 ha pubblicato il romanzo "Diario di una pausa" – secondo classificato al Premio "Lorenzo Da Ponte" 2017 - per Diastema Editrice di Treviso.

IL RACCONTO

Mi piace tanto giocare con i girini nella pozzanghera dietro casa. La mamma non vuole, perché mi sporco, ma io ci gioco lo stesso. Loro sono miei amici. Costruisco per loro un sacco di belle cose nella pozzanghera. Raccolgo il fango e i sassi sul fondo, e fabbrico una torre. Poi scavo ancora con la mia paletta, ed ecco pronta una diga. Dalla diga scende una cascatella, e i girini vi si tuffano.
I girini non possono vivere senza acqua. Una volta, quando ero veramente piccolo, ne ho raccolti cinque e li ho messi in una scatola da scarpe, perché volevo portarli in camera mia a dormire con me. Nella scatola non c'era acqua. L'ho nascosta sotto il letto, perché la mamma non la vedesse. Al mattino mi sono svegliato presto, e ho aperto la scatola. I girini non si muovevano più.
Ecco come ho capito che i girini non possono vivere senza acqua. Ora che vado a scuola, ho imparato che il sole può farla evaporare, e così proteggo la mia pozzanghera dai raggi del sole con delle frasche.

Io ho sempre tanta fame, perché sono piccolo e devo crescere. Anche i girini devono crescere, sono piccoli come me. So che anche loro hanno sempre fame. Ho provato a dargli dei biscotti. Li ho sbriciolati in pezzettini piccoli piccoli. Non gli sono piaciuti. Allora ho provato con la cioccolata, ma niente. Non gli piace nemmeno quella. Ho chiesto alla maestra:
- Cosa mangiano i girini?
Mi ha risposto: - Vegetali, insetti e larve.

Ho pensato che i girini non possono uscire dall'acqua per andare a caccia di insetti e larve, e forse i vegetali della pozzanghera non gli bastano per crescere. E poi anche a me l'insalata non piace. Allora ho iniziato ad andare a caccia di insetti e di larve nel prato. Li catturo e li butto nella pozzanghera.

Io non ho amici. Anzi li ho, sono i girini.
I miei compagni di scuola non vengono mai a trovarmi. Non è colpa loro, è che io vivo in campagna, e loro in città. Per questo gioco solo con i girini. La mamma si arrabbia.
- Ma guarda come sei conciato! Possibile che tu non abbia altri giochi da fare? Sempre nella solita pozzanghera! Fila a cambiarti, o ti ammalerai!
Io non mi preoccupo per le sgridate della mamma. Lei mi vuole bene e ha paura che io mi ammali. Vado a cambiarmi, e quando torno in cucina lei mi ha già preparato il latte con la merenda.

Io lo so perché papà e mamma sono venuti a vivere in campagna. Prima abitavano in città, ma a loro non piaceva stare lì, perché lì c'è il traffico. Ci sono i rumori, e l'aria puzza di gas delle macchine. Il papà dice:
- Qui non abbiamo vicini, e così non si litiga con nessuno.
La mamma risponde:
- Sì, ma tu sei sempre a lavorare e io non ho nessuno con cui scambiare qualche parola.
A me piace vivere in campagna. Mi trovo bene, qui. Solo che ogni tanto vorrei giocare con i miei compagni di classe. A scuola non si può, bisogna stare seduti ad ascoltare cosa dice la maestra. La ricreazione è brevissima. Secondo me dura due minuti, tre al massimo. Poi siamo di nuovo tutti seduti.
Io chiedo alla mamma:
- Mi porti in città? Vorrei incontrare i miei amici.
Lei mi risponde:
- Lo sai che non si può. Io non ho la patente, e il papà fino a stasera non torna. Con l'autobus ci metteremmo troppo tempo. I tuoi amici li vedrai domani, a scuola.
Io mi sento triste e vado a giocare con i girini nella pozzanghera.

Il papà non è più buono come una volta. Torna a casa sempre tardi, e ha l'alito cattivo. La mamma dice che è l'alcol, che è una cosa che si beve, ma io non l'ho mai bevuta. Quando arriva a casa, il papà si arrabbia sempre, o con me o con la mamma. Soprattutto con la mamma.
Papà urla:
- Sei sempre la solita! Invecchiando, anzi, peggiori! Ma come ho fatto a sposarti? E poi non porti un soldo a casa!
La mamma diventa tutta rossa, e gli risponde:
- Sei ubriaco! Non voglio starti ad ascoltare! Potresti almeno risparmiarti queste scene davanti al bambino!
Io le prime volte mi spaventavo. Mi nascondevo sotto il tavolo, e piangevo. Loro però non la smettevano di urlare. Ora mi sono stufato, e quando cominciano a litigare io esco e vado dai miei girini.
Di sera ci sono i lampioni che illuminano la pozzanghera. I girini stanno immobili, tutti vicini tra loro. Io penso che dormano, ma a volte ho paura che siano morti. Allora gli tocco piano la coda, e loro schizzano da un'altra parte. Poi stanno di nuovo fermi e si riaddormentano.

Io non so perché il papà è sempre arrabbiato. Una volta, quando ero veramente piccolo, non mi picchiava mai. Io faccio il bravo, e quando torna con l'odore di alcol me ne sto buono, perché mi fa paura.
L'altra sera però ho rovesciato il bicchiere dell'acqua sulla tovaglia, e lui mi ha tirato due schiaffoni. La mamma si è messa a urlare, e lui l'ha presa per i capelli. Io sono scappato via, e non so cosa è successo, però quando la mamma è venuta a darmi la buona notte ho visto che aveva un occhio nero.

Io proprio non capisco perché un papà deve picchiare il suo bambino. Mi hanno sempre detto che il pericolo viene dagli estranei. Se un estraneo picchia me o la mamma, è perché non ci conosce. Non ci vuole bene. Però nessun estraneo ha mai picchiato me o la mamma. Papà invece sì.

Il papà non ci vuole più bene. È cambiato. Non è più il mio papà. Non gioca mai con me. È sempre via. Quando torna a casa urla, picchia, rovescia i mobili. Vorrei che scomparisse. Per sempre. Vorrei stare in pace. Solo io e la mamma.
Ho raccontato tutto ai girini. Loro sanno ogni cosa. Quando gli parlo, mi stanno ad ascoltare. Se stanno giocando, si fermano. Stanno attenti come faccio io a scuola quando parla la maestra. Sono sicuro che mi capiscono, quando parlo. Altrimenti se ne andrebbero, continuerebbero a fare le loro cose. Invece stanno fermi e mi ascoltano.
Gli dico: - Amici, dovete aiutarmi. Il papà è cattivo. Ci fa del male. Io e la mamma siamo deboli. Voi siete piccoli, ma siete tanti. Siete i miei amici. Non ho nessun altro che mi dà una mano.
Loro non dicono niente. Però ascoltano.

Ieri sera il papà non è rientrato a casa. Meglio così. Niente urla. Niente botte. Niente odore di alcol.
La mamma però aveva detto di aver sentito la macchina arrivare nel parcheggio. Quando qualcuno parcheggia, si sente la ghiaia che scricchiola sotto le ruote. Comunque nessuno è entrato in casa.
La mamma era sdraiata accanto a me nel mio letto. Mi ha letto una fiaba e poi ci siamo addormentati tutti e due. La mamma era tanto stanca.

È mattino. Mi sveglio e la mamma è ancora accanto a me. Sta ancora dormendo. Doveva essere proprio stanca. Mi alzo piano. Non voglio svegliarla. Raccolgo i vestiti e vado in cucina. Farò colazione quando la mamma si sveglia. Ora vado a dare il buon giorno ai miei girini.

Corro fuori. Guardo la pozzanghera e mi blocco. Papà è disteso a terra. A faccia in giù. Deve aver rotto una bottiglia, ci sono vetri dappertutto. Le braccia sono allargate. Le gambe distese. Sembra Gesù sul crocefisso che abbiamo in classe. Solo che non riesco a vedere la faccia, perché è immersa nell'acqua della pozzanghera.
I girini nuotano attorno al viso di papà. Sono allegri. C'è una novità nella pozzanghera. Me la vogliono mostrare. Sento un urlo dietro di me. Dev'essere la mamma. Ma io non mi giro. Sto sorridendo ai miei piccoli amici.