Seconda edizione 2003 • segnalato premio Cassa Rurale

La musa di Modigliani

Anastassia Ludmila Orlova

IL RACCONTO

1
Da giovani tutti siamo passati per una stagione di attrazione per le poesie. La mia poetessa preferita fu Anna Achmatova. Nella raccolta delle sue poesie avevo un segnalibro, un disegno del pittore italiano Amedeo Modigliani che rappresentava Achmatova adagiata su un sofà, con l’aria misteriosa e meditabonda, con sotto la scritta stampata “Ritratto di Anna Achmatova, 1911”. Non so a chi appartenesse prima questo segnalibro, ma sul retro qualcuno aveva scritto con l’inchiostro blu: ”La Sfinge pensierosa”.

Un giorno, sullo scaffale di mio zio trovai un libro che conteneva una riproduzione del quadro di Modigliani intitolato “Cariatide appoggiata sul ginocchio destro”. Nell’immagine della “Cariatide” riconobbi subito… la mia amata poetessa! Non riuscivo a staccare lo sguardo da quell’ immagine femminile, che, con la rotondità delle linee e i colori di tonalità ocra faceva venire in mente un vaso di terracotta sul grezzo sfondo cupo. “Cariatide”, con le braccia alzate senza sforzo come nel gesto simbolico, con la testa maliziosamente chinata, rappresentava la spiritualità e sensualità insieme, ed assomigliava ad una giocosa dea pagana. L’immagine della “poetessa pensierosa”, come chiamavano Achmatova, fu piuttosto insolita, ma non avevo dubbi che era rappresentata proprio lei.

Mi procurai un album con delle riproduzioni di alcuni capolavori di Modigliani e per una settimana intera mi persi nel mondo dei suoi disegni e sculture. Riconobbi Achmatova nelle agili danzatrici-acrobate disegnate con la matita, nelle sensuali cariatidi che sostenevano i volti dei tempi invisibili, nelle teste superbe fatte da pietra… Mi sembrava strano che nessun opera avesse riferimento al nome della poetessa.

2
«Non è per niente Achmatova», disse il mio compagno Vit’ca, quando gli mostrai l’album. Sconsolata dal parere di Vit’ca, presi l’album ed il disegno-segnalibro con il nome di Achmatova e mostrai alla mia maestra di disegno a scuola. Ero sicura che lei avrebbe riconosciuta subito la poetessa nei disegni.
La maestra trovò il caso interessante e prolungò la lezione di mezzora per parlare della pittura. Secondo la maestra, la “Cariatide”, eseguita nella tecnica dell’“arte primitiva”, poteva assomigliare a chiunque. La maestra criticava il quadro perché non le piaceva. Tutta la classe era furiosa con me per le mie strane idee che facevano solo perdere tempo. Quello che fu ancora peggio fu che Vit’ca ha letto la scritta sul retro del segnalibro e mi chiamò “La sfinge pensierosa”, e dovetti per lungo a sopportare quel assurdo sopranome.

Il giorno dopo provai a parlare con la maestra di letteratura, che era appassionata delle poesie di Achmatova. La maestra guardò i disegni e disse che “La Zarina della poesia russa” non si sarebbe mai e poi mai permessa di… posare nuda.
Rimasi perplessa che nessuno vedesse una cosa tanto ovvia e decise di non parlare mai più con nessuno di quest’argomento. In quel periodo leggevo moltissimo. Riuscii a scoprirere qualcosa sulla vita di Modigliani e sulla sua relazione con Anna Achmatova.

I due artisti si sono incontrati a Parigi nel aprile del 1910. Lui, giovane livornese della boheme di Montparnasse, e lei, ventenne russa, novella sposa di un noto poeta in viaggio di nozze. Modì, come lo chiamavano gli amici, le ha fatto e regalato 17 ritratti. Tutti, tranne uno, sono andati smarriti nella tempesta delle guerre e della rivoluzione russa. Gliene rimase uno solo con la dedica che lei considerava come un bene prezioso, e anche quando diventò anziana, perseguitata dalla censura sovietica, lo conservò nella valigetta dove custodiva tutto ciò che le era rimasto.

3
Cinquant’anni dopo l’incontro con il pittore italiano lei scrisse la monografia «Amedeo Modigliani», dove parlava del geniale amico che le aveva fatto dei ritratti «…Disegnava la mia testa con il copricapo delle danzatrici egiziane… Non parlavamo mai della banalità quotidiana…».
Poco dopo l’incontro con Modigliani lei tornò a San Pietroburgo ed impetuosamente irruppe nella letteratura, sconvolgendo tutta la Russia con della schiettezza e lo stile delle sue poesie.
Nello stesso periodo Modigliani, trascinato dalla passione per la scultura, passò per una lunga ossessione: costruire un Tempio, non agli dei, ma all’umanità. Disegnava e scolpiva nel porfido e nel marmo cento volte la stessa donna, a volte il busto, a volte solo la testa, non finendo mai il lavoro, ma ogni volta cominciando dall’inizio, come cercando qualcosa. Tornò a Livorno per continuare e poi distruggere le sue opere.

Cadde in una miseria così spaventosa, che i suoi amici per salvarlo dalla fame comprarono delle sue opere, che adesso sono custodite nei più famosi musei. Dalla scultura passò ai disegni, che a sua volta sembravano le bozze per le sculture. In questo periodo, che gli studiosi chiamano “Période négre”, il pittore per la prima e unica volta usa il colore rosso nelle sue opere, è un rosso denso e passionale.

Mi chiedevo se ci fosse una prova scritta che Modigliani si fosse ispirato proprio alla poetessa russa nei lavori di quel periodo. Ci sono delle testimonianze che nel giro di poco più di un anno Achmatova avesse ricevuto da lui più di duecento lettere, tutte bruciate.
Notai tra l’altro, che l’eroe delle famose poesie d’amore di Achmatova, che coincidono con il “Période négre” di Modigliani, è ignoto. Intuitivamente capii che c’era un legame tra le opere del pittore e della poetessa.

4
Da quel giorno quando ho riconosciuto Anna Achmatova nella “Cariatide” di Modigliani sono passati tanti anni,e da tanti anni, travolta dal fascino latino vivo in Italia. Però seguo, come posso, la vita nella Russia post-sovietica. Dai giornali russi ho saputo che l’opera di Anna Achmatova suscita sempre maggior interesse e diventa sempre di più l’oggetto di studio.
Scrivono tra l’altro, che la figura di Amedeo Modigliani occupa nell’opera della poetessa molto più spazio di quanto è sempre stato considerato. Sono state trovate e pubblicate molte poesie inedite di Achmatova, tra le quali alcune scritte per il “Poema senza eroe”, dove lei parla di Modigliani. Alcuni studiosi esprimono il loro parere dicendo che anche nell’opera del pittore italiano Achmatova occupa un posto molto più importante di quanto pensato fin’ora.

« Finalmente», dico io. Ho sempre saputo che tra loro ci fu una straordinaria storia d’amore che ha influito sulla opera di entrambi. Tanti anni fa, in una sera d’inverno in una città innevata del nord della Russia, il pittore livornese tramite i suoi disegni mi ha raccontato dei momenti, forse, più felici nella vita della mia grande connazionale.

E penso del grande potere comunicativo dell’arte, per la quale non esistono lo spazio e il tempo. E poi mi viene da pensare, che spesso, quando siamo molto giovani, abbiamo un dono di vedere le cose in modo diverso da come li vedono gli adulti. Forse la freschezza della percezione, una specie di chiaroveggenza nel senso iniziale della parola, permette agli adolescenti facilmente, a volte senza accorgersi, di fare le scoperte. Peccato che con il passar dei anni diventiamo sempre più condizionati dalle esperienze acquisite…

5
Qualche settimana fa mi capitò un fatto inaspettato. Il postino mi ha portato un pacco abbastanza pesante, dalla Russia. L’indirizzo del mittente era sconosciuto. Il pacco conteneva un libro-album con delle splendide illustrazioni, era intitolato “Achmatova negli occhi di Modigliani”. Sfogliai con impazienza: era la raccolta delle opinioni di alcuni famosi studiosi d’arte russi ed europei. Tutti concordavano che la modella ispiratrice di Amedeo Modigliani, negli anni 1911-1914, era proprio Anna Achmatova. Nella parte interna della copertina trovai la foto dell’autore del libro, studioso d’arte. Nel serio barbuto riconobbi con difficoltà Vit’ca. Nella prima pagina, davanti alla introduzione, trovai una dedica: «Alla “Sfinge pensierosa”, il mio primo amore».

Traduzione in italiano eseguita dall’autore.